Hervey Bay, 11 maggio 2008

Venerdì sveglia all’alba, in ostello bisogna guardare un video informativo su come comportarsi su Fraser Island al termine del quale vengono formati 3 gruppi.

Bene, io faccio parte del primo, sono insieme ad altri due ragazzi e sette ragazze …

Dopo parecchie risate(il video si è rivelato involontariamente più comico che altro),

ci fanno ritirare le jeep, anche lì vari consigli come utilizzare l’attrezzature e sopratutto la vettura.

Quindi manca da fare la spesa, essendo l’unico italiano non riesco ad imporre una corretta dieta mediterranea; vedo invece aggiungersi nel nostro carrello piuttosto, schifezze di ogni genere, dalle patatine alla paprica, a quella che sembra essere una parente stretta della famosa “vegemite”.

Riesco a convincerli a prendere anche la pasta, afferro 3 pacchi di penne ovviamente barilla e li butto nel carrello.

Due simpatiche inglesine, reputano che il loro costo tipo 1.90$ per 500Gr sia elevato e mi allungano tre pacchi di uno sconosciuto marchio che si pubblicizza come italiano …. Seeee !

I simpatici ragazzi noto che non gradiscono prendere acqua, io ne prendo 6 bottigliette tanto per star tranquillo…(Durante il viaggio ci saranno ripetute richieste abbevera mento …)

La spesa non è finita, ora tocca al reparto alcool, dove ognuno prende quello che vuole per conto suo …

È un piacere vedere i gusti delle persone, le ragazze optano tutte per il vino al cartoccio a modi “Tavernello”, io e il mio “socio” Henry optiamo per un po’ di birre.

Finalmente si può partitre, prendiamo il ferry che ci porterà a Fraser.

In un ora scarsa siamo arrivati, la giornata è ottima fa un gran caldo, Henry è uno dei due piloti designati, suo l’onore ed onere di iniziare il trip sull’Isola.

Iniziamo quindi il viaggio per la foresta tropicale che ricopre tutta l’isola, le strade sono di sabbia, il nostro 4×4 sfodera i muscoli.

Seduto sull’ultimo posto, ho di fronte a me Johnny che non perde tempo e inizia a bere birra (ore dodici circa).

I sobbalzi della macchina non lo preoccupano affatto, anche se la birra finisce sulla sua maglietta ed anche altrove …

Generosamente non si da intervalli, inizia a tirar fuori birre da tutti gli angoli della macchina, ogni tanto mi fa degli sguardi come un bambino contento con il suo giocattolo nuovo.

Nei vari stop per consultare la cartina dell’isola si produce in ampie e ripetute “pipì” che scopro essere un termine internazionale…

Vabbè passiamo oltre,

finalmente si decide l’itinerario quindi arrivati sulla spiaggia ci dirigiamo in direzione nord sulla “highway” di sabbia, una vera e propria autostrada lungo la spiaggia.

Ogni tanto bisogna star attenti perche funge anche da pista d’atterraggio per piccoli aerei da turismo.

Correre sul bagnasciuga è veramente strano, è pieno di bus e fuoristrada, ogni tanto bisogna correggere la traiettoria su zone più asciutte e rallentare per evitare “bump” eccessivi.

Arriviamo ad “Indian Head” forse l’unico picco roccioso dell’isola interamente formata da sabbia.

Dal picco riusciamo ad avvistare una manta, e poi anche tre squali.

È la prima volta che avvisto degli squali non in cattività anche se a diverse decine di metri più in alto di loro, incutono un certo timore e senso di rispetto.

Si riparte, durante la discesa verso sud ci si ferma al relitto del “Moheno” una nave passeggeri naufragata nel tentativo di rimorchiarla presso dei cantieri in Giappone dove sarebbe stata messa in disarmo.

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“Moheno Relict”- Fraser Island

Qui ci si inventa un po’ tutti fotografi, cercando delle pose più o meno artistiche …

Riesco anche a fare una foto per la mia rubrica: “e guardo il mondo da un oblot”

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Oblot – Moheno

Ora bisogna affrettarsi, la marea inizia a salire, la “strada” non reggerà di li a molto.

Troviamo quindi una “camping zone” ed insieme ad un’altra macchina del nostro tour piazziamo le tende,

ma la nostra risulta difettosa .

Infatti posizionando l’unico palo centrale che la sorregge ci si accorge che è bucata sul lato superiore.

Degno del miglior Mc Gyver trovo la soluzione, una mezza tanica rovesciata usata per contenere i paletti, coprirà il buco e quindi rendendo agibile la tenda. 😉

Cena a base di barbecue e insalata, non male devo dire.

Si prosegue con qualche birra e varie “indianate”.

Durante un escursione per un leggero bisognino, l’incontro con un “Dingo” razza di cane selvatico presente solo su quest’isola.

Nonostante gli avvertimenti, e la notizia che uno di questi esemplari avesse ucciso un bambino, la paura non mi viene proprio anzi è lui che gira strada e torna nella foresta …

Non troppo tardi si va tutti a nanna.

Sabato, sveglia di buon mattino per sfruttare al meglio le ore di bassa marea che consentono l’uso della spiaggia.

Il programma della giornata è raggiungere il lago “Wabby” tramite un sentiero nella foresta.

Dopo un mezz’ora abbondante di cammino, arriviamo alla meta, fantastico!

Su tre lati è circondato da una fitta vegetazione sul restante una duna impressionante di sabbia che scende quasi verticale sul lago.

L’acqua non è troppo fredda, una bella nuotata ci voleva proprio raggiunto l’altra sponda su una piccola spiaggetta è possibile ammirare il lago con l’immensa duna alle sue spalle …. Veramente bello.

Il sole scotta, la protezione è d’obbligo con ripetute applicazioni, l’intera mattinata ci rosoliamo sotto il sole interrotto da brevi nuvole passeggere.

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Lake Wabby – Fraser

Il restante tempo della giornata viene impiegato per due tiri a pallone sulla spiaggia, e per allestire il campo per la seconda serata.

Io e il mio socio Henry nel frattempo soprannominato Colin Mc Rae per la guida nella foresta e Luis Hamilton per la guida sulla “highway”, abbiamo perfezionato la nostra tecnica di setup per la tenda.

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Tend – Fraser

Dovrei cucinare io la pasta, ma con gli ingredienti presi non uscirebbe un gran sugo.

Le ragazze si producono in un sughetto privo di sale ed olio e ricco di cipolle …. Sono in minoranza e non posso fare obbiezioni …

La pasta in compenso almeno è al dente anche se la qualità lascia decisamente a desiderare.

Delle salsicce completano il menù, ok anche oggi si può dire che abbiamo mangiato.

Tornano a farsi vivi i dingo, in più volte ma sempre in uno alla volta se non il medesimo.

Le ragazze hanno paura, noi altri ci armiamo di fotocamera e scattiamo mille foto con flash per loro molto fastidiosi.
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Dingo – Fraser

Finalmente si vede con più luce, ha le sembianze di un cane di media taglia con un muso simil volpe, il corpo invece ricorda quello di levriero ma appunto di taglia più piccola.

Non è aggressivo con noi, ma non azzardiamo ad dargli nulla da mangiare,

(io 3000 $ di multa non li voglio pagare..) anche nel rispetto delle sue abitudini, che rischiano di essere compromesse dai troppi turisti inosservanti delle regole dell’isola.

Si fanno due chiacchiere e quindi di nuovo ora di andare a dormire.

Questa mattina la sveglia è bagnata, verso le sei inizia a scendere copiosa la pioggia, la nostra tenda regge benissimo, il team ha fatto un ottimo lavoro J

Gli altri invece accusano qualche infiltrazione in “casa” eheheh.

Appena spiovuto cerchiamo di smontare il campo, quasi al termine si ripropone con più veemenza la pioggia.

Il panico generale per un po’ d’acqua, io me la godo indossando il poncho comprato appositamente per l’occasione.

L’inglese soprannominata “Hercules” sfodera i suoi muscoli tirando sulla jeep tutta l’attrezzatura, una piccola descrizione del personaggio è dovuta:

Capello color pel di carota ed occhi azzurro, non fatevi idee sbagliate… fisico possente da taglialegna, piercing sulla bocca di continuo stuzzicato con la lingua, cappello da cowboy e dei strani orecchini a forma di cerniera lampo ….

Bon jour Finesse !

Riusciamo a partire con direzione il lago Mckenzie.

Fantastico anche questo, molto più grande del primo anch’esso è formato d’acqua dolce depositatasi nel corso dei decenni su un strato di foglie e rami, il colore dell’acqua per i primi metri e di un trasparente assoluto che si fa scuro appresso.

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Lake McKenzie – Fraser

Di lato c’è anche un incantevole isoletta, se non fosse per il tempo mutevole mi sarei buttato in acqua anche oggi.

Scattiamo anche la foto del nostro gruppo , che armata brancaleone !

Tra gli altri anche la canadese calcolatrice e con il piglio del comando, lasciata fare solo per non creare dissapori nel gruppo, poi le inglesine degne di tale definizione, a buon intenditor poche parole.

A voi indovinare chi sono nella foto.

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Jeep Team – Fraser Island

E quindi io, Henry e Johnny vero personaggio del viaggio.

Torniamo all’imbarcadero per il ferry, dove ho di nuovo la possibilità di aggiornare la mia rubrica

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Oblot Ferry – Fraser

Tornati in ostello, finalmente una doccia dopo tre giorni, non ne potevo più, ci voleva proprio ….

Quindi super mangiata di pizza di gruppo al prezzo politico di 10$ e ne mangi quanta ne vuoi.

Rassettati di nuovo gli zaini ora sono in partenza verso Airlie Beach porta d’ingresso per la crociera alle Withsunday.

Stay tuned!