Cairns, 23 maggio 2008

Appena lasciata la tranquilla “Maggie” scopro che il comandante dell’aliscafo per il ritorno è una donna;

premesso che di “manovre” di navi ne ho viste molte, devo dire che la tipa avrebbe bisogno di qualche corso di recupero …

Arrivati in pochi minuti a Townsville, mi faccio cambiare la prenotazione del bus per poter arrivare qualche ora prima a Cairns, e fortunatamente c’è qualche posto libero 😉

Il viaggio come tutte le altre volte è piacevole e per nulla noioso, i paesaggi che si susseguono hanno sempre qualcosa che cattura l’attenzione.

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My last Greyhound bus – “Bruce Highway”

Iniziano infinite piantagioni di “Canna da zucchero” alternate da molte altre di banane, ora si può dire che siamo veramente ai tropici !

Anche i paesini che si affacciano sulla “Bruce” hanno un loro perché; tutti orgogliosamente mantengono i parchi pubblici in ottimo stato ed hanno un loro centro d’informazioni turistiche.

In ognuno di essi poi non manca mai un “hotel” che dispensa birra, un “bottle store” per gli “alternativi” e l’ufficio postale.

Ci fermiamo per il “Meal Break” in uno di questi molto delizioso :“Cardwell” direttamente affacciato

sul mare con una spiaggia melmosa come si dimostrerà poi essere anche quella di Cairns.
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Cardwell beach – “Bruce Highway”

Finalmente nel tardo pomeriggio si arriva a Cairns, per qualche strano motivo non mi viene in mente di chiamare l’ostello per il “pick up”; inizio a camminare con la brochure in mano, pare non essere molto distante ….

Sul “Tripforum” abbiamo parlato molto degli zaini, su che cosa portarsi in OZ; e fin a quel momento i miei due “backpack” avevano dato sempre ottime performance ma pur sempre per brevi tratti di strada.

Ora mi trovavo a camminare con le mie infradito con circa tredici chili sulla schiena e otto sul petto, dopo diversi chilometri, non accusavo la fatica ma piuttosto lo scarso bilanciamento del peso sul mio corpo.

In poche parole nel mio zaino grande c’era molto peso anche nella parte alta, questo mi sbilanciava un po’ troppo….

Quasi alla meta mi viene un “lampo di genio”: invertire gli zaini, il piccolo dietro e il grande davanti ….

Non l’avessi mai fatto!

Mi son ritrovato incastrato, non riuscivo a liberarmi dalla morsa … (non è una battuta! )

Un angelo biondo inaspettatamente corre in mio soccorso, lei è australiana e da poco è tornata da una vacanza in Europa quindi in Italia da “Backpacker”…

Si è ripromessa che se avesse visto qualcuno con zaino in spalla in difficoltà gli avrebbe dato una mano …

“Bella dè zio!”

Anche se per poche centinaia di metri mi prende su in macchina, liberandomi dalla morsa degli zaini e portandomi a destinazione!

Grazieeeee !

Giunto alla meta, faccio conoscenza con il personale del “Calypso” l’ostello che mi ospiterà per qualche sera, il posto è veramente carino.

Attorno ad una piscina ci sono i tavolini del bar/pub li vicino, la cucina al piano superiore di uno degli edifici è decente ma un po’ piccola.

I bagni sono “immacolati”, nuovi e pulitissimi, le camere spaziose con ventilatore e condizionatore, i

letti sono a castello ma confortevoli quanto basta.

Tutto è immerso in uno scenario tropicale, dalle palme alle canne di bambù ai disegni che richiamano la Jamaica …

Anche qui c’è il menù per il pasto con modalità “tutto quello che si riesce a mangiare a prezzo fisso” ….

Alla grande, il cibo è anche di discreta qualità.

C’è il wi-fi, e il deposito per gli zaini, utile per i giorni di tour nei dintorni di Cairns.

Il posto lo promuovo a pieni voti, nel complesso il miglior ostello in cui sono stato in Oz!

Finalmente arriva il grande giorno,

sin dalla prenotazione del viaggio ero teso solo al pensare al momento in cui avrei fatto il “Bungy Jump”.

Sfidare la mie “vertigini” non sarebbe stata cosa semplice.

Tutta la notte precedente ero li a pensare come “tuffarmi” e che sensazioni avrei provato, ma erano solo ipotesi ….

Arrivato allo svincolo per “AJ Hackett” centre , Il primo avvistamento della torre che svetta tra una fitta vegetazione tropicale.

AJ Hackett : inventore del Bungy moderno, famoso il suo il lancio clandestino dalla Torre Eiffel nel 1986 che portò alla ribalta mondiale il Bungy Jump evoluzione della prova di coraggio a cui si sottopongono i giovani delle isole “Vanuatu”

Inizia a salire la tensione, ma sono obbligato a farlo?

Giunto ai piedi della struttura, come in un girone dell’inferno dantesco vedo “cadere” anime in pena che emettono urli a squarciagola.

Prendo coraggio, i ragazzi mi pesano per calibrare l’elastico…. Scopro che ho perso cinque chili da che sono partito dall’Italia ….

P.S. Mamma stò bene …. Mangio come sempre ma si vede che facendo più movimento del solito ….ehehehhe !

Inizio a salire le rampe di scale, il mio sguardo non va mai al di sotto dell’orizzonte, sembra che il collo sia saldato alla testa.

Arrivo in cima, i ragazzi sono simpatici e mettono tranquillità, mi fanno sedere ed iniziano ad “imbracarmi” a dovere.

Mi spiegano la posizione da assumere al contatto con l’acqua, in un blackout mentale faccio segno di aver capito tutto.

Siamo pronti, saluto in camera per il film del mio lancio, sono in pedana, lo sguardo è sempre rivolto all’orizzonte e mai in basso.

Devo far qualche altro passo avanti, ora i miei piedi sono al margine, sento la corda tirare con il suo peso.

Inizia il countdown: 5-4-3-2-1 go go go !

Volo, sono in aria in una posizione non proprio plastica, repentinamente precipito, non c’è tempo di pensare…

L’elastico si tende è si libera l’urlo, fantastico c’è l’ho fatta !

Libero tutta l’adrenalina che ho in corpo, i balzi successivi sono nulla in confronto…

Il tipo sul canotto stenta a prendermi, sono elettrico, i giapponesi sono li a scattare mille foto ….

Loro col cavolo che si tuffano !

Decido per fare anche un secondo salto, è incluso nel prezzo 😉

Oramai la tensione è sciolta, questa volta il salto è di spalle al “nulla”, parlando con i ragazzi gli dico di non aver toccato l’acqua al primo tentativo ….

Mi rassicurano: “stavolta la toccherai di sicuro!”

Sono di nuovo in piattaforma, dopo ripetute sollecitazioni dei guys ho i talloni per aria e la corda ancora una volta che tira pesando sui miei piedi.

Mi lancio, un’altra volta in una posizione davvero poco “plastica” ….

Provo sensazioni diverse, non vedo null’altro che il cielo finche non sono a pochi metri dall’acqua.

L’elastico si tende finisco in acqua fino al busto, è una frazione di secondo si sfila la t-shirt, preso dall’euforia la agito come un folle ….

Sento le urla anche del pubblico …. Show time !

Bungy Jump Cairns

Devo dire che l’impatto con l’acqua non è poi stato cosi “deciso”, le lenti a contatto sono rimaste al loro posto … giusto ho bevuto un po’ dal naso … eheheh !

La giornata dopo la doppia adrenalina continua con ritmi decisamente più blandi …

Passeggiando per le vie di Cairns, scopro che all’inizio dell’omonima highway c’è un capitano Cook in uno strano atteggiamento da “ventennio”…

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Captain Cook – “Cook Highway”

Sul lungomare una distesa melmosa si estende per vari chilometri, la gente prende il sole sul prato e niente bagno: la laguna artificiale è chiusa per lavori …

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“Beach” – Cairns

Proseguo quindi per il corso, pieno di bar e ristoranti qui la vita notturna è molto movimentata.

Dopo una sosta per la spesa un altro incontro incredibile, avvisto l’incredulo “Lucauao” del tripforum in compagnia di amici …. L’Australia è proprio piccola!

Dopo una chiacchiera veloce sono di nuovo in ostello a prepararmi per l’indomani, sveglia all’alba per partire in direzione “tully river” per una giornata di rafting !

Con gl’occhi ancora socchiusi, salgo sul bus, il “capo cordata” è un ozzie tutto d’un pezzo, prende il microfono ed inizia a caricarci per l’avventura nonostante fossero da poco passate le sei del mattino …

Dalle sue parole sembra quasi che invece di una divertente giornata ci aspetti un campo da battaglia, il tipo sembra essere il sergente di “Full Metal Jacket”….

Per l’allegro gruppo di nippo che abbiamo sul bus, un altrettanto simpatico giapponese gli ripete il tutto ma stranamente impiegando il triplo del tempo.

…. Mah forse saranno duri di comprendonio …

Ci siamo, formati i team, sono capitato in squadra con due sposini italiani, due ragazzi tedeschi e uno svedese.

Il nostro “capitano” è giovane “Kiwi” immigrato per scappare al freddo della Nuova Zelanda.

Un tipo esuberante e con la battuta sempre pronta, nei primi metri sul fiume ci si presenta ….

Lui si chiama Bean, io non c’è la faccio a trattenermi e gli faccio: “ Come Mr Bean?”

Tutti ridono tranne lui …

Inizia la nostra avventura sul “Tully river” l’acqua è discretamente fresca ma la temperatura è di tutto rispetto circa 29°.

Per “testare” la bontà del nostro “lifejacket” quasi subito veniamo invitati a gettarci in acqua …

La corrente tira non poco, quando sono li che combatto con le rocce che delicatamente “sfiorano” il mio fondoschiena, un altro incontro “incredibile” in acqua….

La faccia è conosciuta, è un italiana … ma si ci sono… l’ho già vista da “Go Study” è un amica di Margaret si chiama Silvia, e di Roma e viene al mare a Sabaudia alle “streghe” ….

Non ci voglio credere, impossibile!

Ora ci manca solo che sul volo di ritorno a Sydney incontro il mio vicino di casa …

Risaliti sul nostro gommone iniziano le rapide, alla fine dei conti abbiamo pochi compiti a bordo:

o pagaiare in avanti, in senso contrario, mettersi in posizione di protezione nel gommone o spostarsi sul lato opposto.

Alla fine dei conti il grosso lo fa il nostro Bean, che timona a dovere …

Il paesaggio è molto bello, tutto intorno a noi la foresta pluviale, mangrovie, liane e cascate di acqua purissima; in una di queste ci passiamo sotto, il getto dell’acqua sulla testa è incredibilmente pesante …

Ad un tratto tra le varie rapide, un ex “figlio dei fiori” capellone sulla sessantina e senza qualche dente che fa da capitano su di un altro gommone tenta l’azzardo …

Mi prende da dietro il giacchetto vorrebbe farmi finire in acqua; io fortunosamente ho il piede ben saldo incastrato nel gommone … ”Nun je la fa!”

Godoooo !

Lo saluto mostrandogli il mio dito medio …

Intanto sulle varie rocce una tipa è intenta a scattarci mille foto, infatti ci si ferma a dovere in diversi punti o si fanno strani movimenti per venire meglio in camera …

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Rafting – “Tully River”

Arriva l’ora di pranzo, il bbq offerto sulle sponde del fiume è niente male, io come al mio solito mi “ingozzo a dovere”, ci si spalma per l’ennesima volta tonnellate di crema protettiva, tanto che alla ripresa del fiume sento che lentamente cola dal mio viso sino alla bocca ….

Che schifo !

Si continua nella corsa fra le rapide, ad un certo punto un aroma particolare stimola il nostro olfatto, Bean tranquillamente ci indica piante spontanee di Marijuana che crescono sulle sponde del Tully ….

Anche questo è sintomo di clima tropicale …

Si affronta un tratto più tosto del solito, quasi tutti gli altri team finiscono in acqua noi teniamo duro e usciamo indenni dal pericolo.

Il team di Nippo ha sempre il sorriso stampato sulla bocca, salutano sempre con il segno di vittoria invece di pagaiare ma finiscono inesorabilmente spesso e volentieri in acqua ….

Ecco perche si sgolava cosi tanto il loro connazionale sul bus …

Arriviamo stremati alla fine, anche questa altra “avventura” è andata ….

La strada per il ritorno è interrotta per la “doverosa” visita al loro bar dove eravamo stati anche per la colazione non inclusa nel prezzo …

Ecco li le nostre foto, i prezzi non sono proprio contenuti, smezziamo in cinque per avere un cd protetto con tutte le foto di giornata

Ritornati a Cairns, il solito bbq al Calypso, mangio l’impossibile devo recuperare le forze …

Dopo la doverosa doccia, e l’ennesimo arrangiamento degli zaini per la visita a “Cape Tribulation”

crollo al letto …

Anche questa giornata è andata.

Per sapere com’è andata l’avventura a “Cape Tribulation” …

Stay tuned!